Eccoci

Siamo un gruppo di ragazzi che nelle estate del 2006 hanno fatto un esperienza missionaria nella zona di Koche, nella diocesi di Mangochi nel sud est del Malawi, dove sin dal 2000 opera come "fidei donum" don Federico Tartaglia. Nel nostro servizio siamo aiutati e sostenuti dalla Caritas diocesana di Porto-Santa Rufina.
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Dal sito www.peacereporter.net
War is over? Cessate il fuoco
Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n. 46 - 2007 dall'8/11 al 15/11
Questa settimana, in tutti i paesi ancora in guerra, sono morte almeno 864 persone
Algeria
Questa settimana è morta una persona. Dall’inizio dell’anno i morti sono almeno 274
Iraq
Questa settimana sono morte almeno 388 persone (380 iracheni e 8 militari della Coalizione).
Dall’inizio dell’anno i morti sono almeno 26.991
Israele e Palestina
Questa settimana sono morte almeno 9 persone (9 palestinesi nella striscia di Gaza).
Dall'inizio dell'anno i morti sono almeno 461
Afghanistan
Questa settimana sono morte almeno 87 persone (di cui 7 civili, 55 talebani, 2 militari afgani e 23 soldati Nato).
Dall'inizio dell'anno i morti sono almeno 6.412 persone (di cui 1.347 civili, 4.033 talebani, 707 militari afgani e 228 soldati Nato).
Cecenia, Inguscezia e Daghestan
Questa settimana sono morte almeno 9 persone. Dall'inizio dell'anno i morti sono almeno 749
Pakistan aree tribali
Questa settimana sono morte almeno 14 persone. Dall'inizio dell'anno i morti sono almeno 2.457
Sri Lanka
Questa settimana sono morte almeno 161 persone. Dall'inizio dell'anno i morti sono almeno 3.151
India Nord Est
Questa settimana sono morte almeno 13 persone. Dall'inizio dell'anno i morti sono almeno 867
India Kashmir
Questa settimana sono morte almeno 27 persone. Dall'inizio dell'anno i morti sono almeno 717
India Naxaliti
Questa settimana sono morte almeno 8 persone. Dall'inizio dell'anno i morti sono almeno 566
Thailandia del Sud
Questa settimana sono morte almeno 10 persone. Dall'inizio dell'anno i morti sono almeno 459
Filippine islamici
Questa settimana sono morte almeno 6 persone. Dall'inizio dell'anno i morti sono almeno 148
Filippine Npa
Questa settimana sono morte almeno 6 persone. Dall'inizio dell'anno i morti sono almeno 150
Nepal
Questa settimana è morta almeno una persona. Dall'inizio dell'anno i morti sono almeno 92
Turchia (Kurdistan)
Questa settimana sono morte almeno 4 persone . Dall'inizio dell'anno i morti sono almeno 400
Somalia
Questa settimana sono morte almeno 70 persone. Dall'inizio dell'anno i morti sono almeno 2.009
Rep. Dem. Congo
Questa settimana sono morte almeno 23 persone. Dall'inizio dell'anno i morti sono almeno 958
Colombia Questa settimana sono morte almeno 27 persone. Dall'inizio dell'anno i morti sono almeno 483
Il mondo in guerra
Nel mondo sono in corso 29 guerre. Il quadro della situazione all’inizio del 2007
1. Iraq 80 mila morti dal 2003
2. Israele-Palestina 5 mila morti dal 2000
3. Libano 1.200 dal 2006
4. Turchia-Kurdistan 40 mila morti dal 1984
5. Afghanistan 25 mila morti dal 2001
6. Pakistan-Waziristan 3 mila dal 2004
7. Pakistan-Balucistan 450 morti dal 2005
8. India-Kashmir 90 mila morti dal 1989
9. India-Nordest 50 mila morti dal 1979
10. India-Naxaliti 6 mila morti dal 1967
11. Sri Lanka-Tamil 68 mila morti dal 1983
12. Birmania-Karen 30 mila morti dal 1988
13. Thailandia-Sud 2 mila morti dal 2004
14. Filippine-Mindanao 150 mila morti dal 1971
15. Filippine-Npa 40 mila morti dal 1969
16. Russia-Cecenia 250 mila morti dal 1994
17. Georgia-Abkhazia 28 mila morti dal 1992
18. Georgia-Ossezia 2.800 morti dal 1991
19. Algeria 150 mila morti dal 1991
20. Costa d’Avorio 5 mila morti dal 2002
21. Nigeria 11 mila morti dal 1999
22. Ciad 50 mila morti dal 1996
23. Sudan-Darfur 250 mila morti dal 2003
24. Rep.Centrafricana 2 mila morti dal 2003
25. Somalia 500 mila morti dal 1991
26. Uganda 20 mila morti dal 1986
27. Congo R.D. 4 milioni di morti dal 1998
28. Colombia 300 mila morti dal 1964
29. Haiti 1.500 morti dal 2004
Birmania: esercito arruola con la forza bambini-soldato
L'organizzazione umanitaria Human Rights Watch, nel suo rapporto 'Venduti per essere soldati' denuncia che la giunta militare birmana recluta perfino bambini di dieci anni per servire nell'esercito, sottraendoli con la forza alle famiglie. Per far fronte a tassi elevati di diserzione e una pesante crisi del volontariato - scrive l'Hrw - la giunta autorizza i reclutatori a comperare e vendere bambini per sostituire gli effettivi dell'esercito. "I generali del governo tollerano l'arruolamento di bambini e non puniscono coloro che lo esercitano", sostiene Jo Becker, incaricato della difesa dei diritti dei bambini. "In questa atmosfera i reclutatori militari si dedicano a piacimento al traffico di minori". La raccolta dei futuri piccoli militari si svolge nelle stazioni ferroviarie o di autobus, nelle strade, nelle piazze, con minacce se si rifiutano di seguire chi li recluta. "Alcuni vengono picchiati fino a quando non accettano", si dice nel rapporto, intitolato Secondo Hrw migliaia sono i bambini arruolati nell'esercito in questo modo.
E.T.
Ciao ragazzi, in questo spazio a mio avviso importantissimo,voglio rendervi partecipi di alcune iniziative a cui ho voluto aderire, sono delle petizioni per il Darfur e per la Birmania. Inoltre ho avuto modo di leggere degli articoli sul mensile della Caritas Italiana sulla guerra e le conseguenze drammatiche su bambini/e impiegati nei combattimenti in Congo. Credetemi sono rimasta sconvolta, se volete ve li mando per mail. Davanti a drammi così grandi ti senti inutile e in colpa per la vita felice che trascorri qui. Sembra che niente si possa fare ma poi ti rendi conto che se hai letto o visto, non puoi non fare una cosa: DIRLO AGLI ALTRI, FAR SAPERE, DIFFONDERE LE NOTIZIE CHE I MEDIA CI TENGONO NASCOSTE! ecco perchè ho voluto inaugurare questo blog.. l'unione fa la forza e per chi crede, la preghiera comunitaria non può che raddoppiare i propri effetti. Qui di seguito vi mando un articolo sul Darfur e il link al sito per la Birmania.
"Cari amici, Abbiamo acceso una fiaccola contro il buio della ragione. Ha attraversato Roma, il 16 settembre scorso, dal quartiere ebraico a Piazza Farnese, passando dalle mani di un giovane ebreo a quelle di un sopravvissuto della guerra in Darfur. Un gesto semplice, il passaggio del testimone, che suona però come una condanna. L'Europa, ancora una volta, rimane a guardare: inorridisce, certo, ma volge altrove lo sguardo: Armenia, Germania, Rwanda, Darfur, la storia si ripete. La Cina, come membro permanente del Consiglio di Sicurezza Onu, blocca qualsiasi condanna esplicita al governo sudanese, accusato di sostenere le milizie janjaweed e di bombardare i villaggi in Darfur. Insieme alla Russia, Pechino continua a vendere armi al regime di Al-Bashir in cambio di materie prime e appalti. Armi che non potranno essere requisite dai caschi blu dell'ONU, i quali non saranno comunque operativi prima di dicembre. In Sudan è in atto un boom economico, grazie alla vendita del petrolio, che giunge per il 65% in Cina. Ma la ricchezza, come il potere politico, è accentrato nelle mani di una ristretta parte della società sudanese. Nel Darfur si muore invece di fame e di malattie, mentre i villaggi vengono occupati da popolazioni arabe appoggiate dal Governo. Il Presidente Al-Bashir il 14 Settembre ha visitato il Vaticano, che cerca di mediare. Lo fa anche il Governo Italiano, dal quale il Presidente sudanese si reca per parlare di diritti umani, con al seguito nove ministri: in agenda anche un incontro con il ministro dei trasporti, secondo quanto riferiscono alcune agenzie. Al Bashir garantisce massima collaborazione, ma il nuovo rapporto ONU lo smentisce. Il 27 ottobre, a Tripoli, i negoziatori arriveranno con una nuova lista di morti, stupri e bombardamenti: echi di genocidio. Per denunciare tutto questo, anche a Settembre, Italians for Darfur e i rifugiati del Darfur in Italia hanno organizzato una seconda Giornata Mondiale per il Darfur, a Piazza Farnese, Roma. All'evento del 16 settembre hanno aderito:il Comune di Roma, l’associazione Articolo21, la sezione italiana di Amnesty International, Nessuno tocchi Caino, la Comunità Ebraica, e l’Ugei. Hanno partecipato i giornalisti Tiziana Ferrario, Toni Capuozzo, l'attrice Monica Guerritore, la Marcosbanda, vincitori del premio "Voci per la libertà" 2007, e altri noti esponenti politici e della società civile."
Dal blog: "GLI AIUTI UMANITARI INTENAZIONALI SONO GESTITI DAL GOVERNO SUDANESE L' HAC (Humanitarian AID Commission) è l'organo governativo che gestisce gli aiuti umanitari destinati dalle ONG internazionali alla popolazione locale, soprattutto nei campi profughi. In sostanza, si interpone tra le ONG e chi ha bisogno di aiuti. Sono state sollevate molte perplessità sulla moralità e indipendenza della commissione, tradotte spesso in vere e proprie denuncie[...]. "
"GLI ARABI OCCUPANO I TERRITORI ABBANDONATI DAGLI"Africani" IN DARFUR. Mentre i ribelli continuano a denunciare un'ingravescenza degli attacchi sudanesi all'avvicinarsi del nuovo negoziato per la pace in Libia il 27 Ottobre, sembra si stia affermando una nuova tendenza del conflitto in corso: arabi provenienti dal Niger e dal Ciad starebbero ripopolando le aree abbandonate dalle popolazioni "africane" del Darfur, in fuga verso i campi profughi. Andrew Natsios, inviato speciale in Sudan degli USA ha parlato ieri a Berlino di un possibile programma del governo sudanese di "ripopolamento" del Darfur con popolazioni "arabe". "
"APPELLO DEI RIFUGIATI DEL DARFUR IN ITALIA AL GOVERNO ITALIANO. Come rappresentanti dei rifugiati del Darfur in Italia ci facciamo portavoci del dolore della gente del Darfur e auspichiamo venga fissata al più presto una audizione con il Governo italiano, al pari del Presidente sudanese Al-Bashir, in visita in Italia domani 14 Settembre. Chiederemo:
- che il Governo Italiano promuova a livello europeo e internazionale un negoziato per la pace in una località neutra, scelta di comune accordo tra tutte le parti coinvolte.;
- che venga accelerato il dispiegamento delle forze di pace e la piena applicazione della nuova risoluzione ONU, al fine di garantire un cessate il fuoco immediato;
- che venga promossa la costituzione di una no-fly zone sul Darfur, la liberazione dei prigionieri politici e l’avvio di un programma “oil for food” delle Nazioni Unite per la ricostruzione e lo sviluppo del Darfur ."
per saperne di più:
http://www.italianblogsfordarfur.it
il sito che potete visitare per la Birmania:
http://www.burmacampaign.org.uk
un saluto a tutte le persone che sanno guardare oltre i confini..
SC